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Rapid prototyping, fast learning

Pubblicato il 29/01/2019 da
In sintesi

I progetti a cui lavoriamo ci richiedono di integrare skill e conoscenze diverse tra loro. In questo periodo – per chi lavora alla User Experience – ci troviamo sempre più spesso ad utilizzare la prototipazione rapida: oggi condividiamo qui i nostri spunti e approcci, ispirati anche da un workshop di Raffaele Boiano al quale abbiamo partecipato qualche tempo fa. 

In quell’occasione noi – RamonaAlessandroMoreno e Filippo – abbiamo potuto sperimentare il contaminare e il lasciarsi contaminare, separandoci volutamente (uno in ciascuno dei quattro tavoli presenti) e unendoci agli altri partecipanti. Questo è anche un modus operandi che stiamo mettendo in atto all’interno della nostra azienda: gestirci e organizzarci come fossimo un unico team ux pensante, operante e propositivo, nei riguardi dei diversi progetti possibili in entrata o di quelli in corso con i nostri clienti. L’obiettivo è allinearci su conoscenze e competenze, derivate da letteratura ed esperienze dove ognuno porta il proprio know how all’interno dei team di progetto di cui è parte.


E questo è anche quello che è successo al workshop Rapid Prototyping: divergere per poi convergere. Ciò che ci siamo portati a casa è un punto di vista allargato e più pragmatico di cosa vuol dire prototipare: realizzare la nostra idea di soluzione nel minor tempo e con minor sforzo possibile per poter raccogliere feedback veloci in maniera incrementale.
Sulla base di questi feedback possiamo:
• distruggere in parte o del tutto il nostro prototipo;
• realizzare una seconda release in base a ciò che non ha funzionato o a ciò che ha suscitato nuove idee (ispirazioni) o nuove soluzioni a domande (new questions) che l’utente ci ha posto.

Prototipare è quindi un mindset di chi progetta: è un modo di vedere come, ogni fase incrementale del nostro prodotto o servizio, possa essere sottoposta ad un test con gli utenti per validare se quello che stiamo progettando sia effettivamente ciò di cui l’utente ha bisogno, cosa comprende di ciò che gli stiamo proponendo e se trova un vantaggio nell’utilizzo.

Aver sperimentato che con poco tempo di ideazione e realizzazione di un prototipo si possa portare così tanto valore al business del cliente, ci ha facilitato nell’essere più empatici:
• con il cliente sul cosa ci sta chiedendo di realizzare;
• con l’utente sul come ciò che viene progettato risponda alle sue necessità.
Il prototipo è quindi lo “strumento” che veicola lo scambio di informazioni tra le esigenze del cliente e quelle dell’utente.

La progettazione diventa così un processo in cui la prototipazione rappresenta i diversi momenti in cui viene (ri)messo in discussione quel che si sta progettando. Nel fare ciò, il prototipo instaura una comunicazione che ha al centro un’ipotesi di soluzione, man mano più raffinata, che:
• non può esser data per certa, seppur il cliente abbia il dominio di molte problematiche e conosca alla perfezione il suo mercato;
• non può esser data per definitiva, una volta testata e rilasciata sul mercato, perché gli utenti cambiano insieme al mercato.

Tornando a quel workshop, quando Raffaele disse “E adesso distruggete il prototipo…” ha dato il via libera a un gesto difficile ma liberatorio, perché il focus è sulle idee di soluzione vincenti, non su ciò che si è realizzato. Anche se provoca un iniziale senso di fastidio 😉 è ben ripagato da ciò che resta, il valore di discussioni e confronti generati.

“If a picture is worth 1000 words, a prototype is worth 1000 meetings.”

Tom & David Kelley