Un caffè con …Luca del Puppo

Lorenzo: Oggi faccio due chiacchiere con Luca Del Puppo, che è con noi ormai da un po’ di tempo e che ha già intrapreso un percorso sfidante all’interno di Flowing. Dal momento che ho avuto l’onore di seguire il suo processo di onboarding e di lavorarci insieme negli ultimi mesi, approfitto di questo spazio per tirare le somme e conoscere un po’ meglio Luca.

Come primo step abbatterei le formalità e passerei direttamente ai nickname: ciao Puppo!  Come stai?

Luca: Ciao Fosco, tutto bene, è estate d’altronde, come non potrebbe andare tutto bene? 🙂 Tu come stai?

Lorenzo: Anch’io tutto bene, grazie. Nell’ultimo periodo ci sentiamo almeno una volta al giorno, possiamo veramente dire di condividere gioie e dolori. 🙂 Sei ormai con noi da alcuni mesi, ma andiamo con ordine: ci racconti come hai conosciuto Flowing e cosa ti ha spinto a scegliere questa realtà?

Luca: Eh sì, gioie e dolori le condividiamo quotidianamente. 🙂 Per fortuna anche nei momenti più difficili troviamo sempre la strada giusta per tornare a gioire. 😉
Tornando alla tua domanda, Flowing è entrata nelle mie cerchie un po’ di anni fa grazie al nostro collega Francesco Strazzullo (aka Strazz). Ho iniziato a seguire alcuni talk del buon Strazz qui nella marca trevigiana e ho iniziato a conoscere la realtà di Flowing. Poi causa covid ho seguito i vari talk online a cui i ragazzi di Flowing facevano da speaker, il mio interesse è cresciuto fino a che un giorno ho preso coraggio ed ho deciso di candidarmi per vedere se ero all’altezza di una realtà così diversa da quello che vedevo in giro.

Con il senno di poi, devo ringraziare Strazz, che senza rendersene conto, semplicemente esponendo il modo di essere di Flowing mi ha incuriosito e spinto verso questa nuova avventura.

Lorenzo: Direi senza ombra di dubbio che ti sei dimostrato ampiamente all’altezza! E com’è andata guardando alle tue aspettative? C’è qualcosa che ti ha sorpreso o che ti immaginavi diverso?

Luca: Beh com’è andata… direi alla grande! Entrare in una realtà completamente full-remote pensavo fosse molto più complesso. L’organizzazione dei riti interni e il rapporto con i colleghi molto forte, nonostante la distanza, ci aiuta tutti a tenerci allineati sull’andamento dell’intera azienda e a muoverci insieme verso gli obiettivi prefissati. Ovvio, ci sono colleghi con cui ho un rapporto quotidiano più frequente e colleghi che sento rarissime volte se non ai riti plenari, però c’è un ottimo legame tra tutti noi, cosa che non mi aspettavo essendo praticamente sparsi per l’intero stivale.
La governance aziendale è ciò che più mi ha sorpreso in Flowing: vedere la trasparenza nelle scelte e poter portare il proprio contributo anche lì, dove in altre realtà non è permesso metter becco, è una cosa che mi ha lasciato a bocca aperta.

Inoltre, mi è piaciuto molto vedere la condivisione interna sulle tecnologie, la continua ricerca di feedback da parte dei colleghi sui lavori fatti o sul materiale da portare a qualche evento, ma – cosa più importante – la volontà dell’azienda di favorire la formazione dei surfer, tramite del tempo dedicato allo studio o workshop interni preparati direttamente da noi o da esterni.

Lorenzo: Sono d’accordo su tutto quello che dici: con i giusti accorgimenti e una buona impronta culturale, il full-remote ha una marcia in più, non è detto che l’integrazione e il contatto con i colleghi ne risenta. Noi due ne siamo l’esempio: pur essendoci incontrati di persona una sola volta, abbiamo stabilito un ottimo rapporto lavorativo e personale. A tal proposito, vorrei fare un piccolo cambio di direzione e sfruttare l’occasione per permetterti di raccontarti un po’ anche sotto altri aspetti. So che sei un tipo atletico e hai l’hobby della corsa, giusto? Ci racconti qualcosa di più?

Luca: Sì, corretto. Mi diverto molto a stare all’aria aperta, mi aiuta a liberare la mente e a scaricare lo stress. Mi aiuta a ricaricare le energie: quei 20/30 chilometri in natura nel fine settimana mi liberano da tutto lo stress accumulato e mi permettono di iniziare la nuova settimana con più tranquillità.
Tendenzialmente mi diverto a correre in natura piuttosto che su strada e da qualche anno partecipo anche a gare di trail per lo più nelle prealpi trevigiane o nelle dolomiti bellunesi/trentine. Fin da piccolo mi è sempre piaciuto stare all’aria aperta e ho la passione per gli animali, correre in certi luoghi mi permette di esplorare panorami nuovi e molto spesso incontrare qualche animaletto selvatico che se ne sta in mezzo al bosco o a spasso per le cime delle montagne.
Come puoi immaginare, quindi, appena posso me ne scappo in montagna; nulla contro il mare, capita spesso che vada anche lì, ma se posso preferisco quasi sempre le mie amate cime. 🙂

Lorenzo: Trovo molto interessante l’aspetto work/life balance e l’impatto che hanno le nostre esperienze “di vita” su quella che è la nostra sfera professionale, soprattutto in termini di soft skill. Quello che vivi e apprendi dalle tue passioni arricchisce in qualche modo il tuo profilo professionale? Ci trovi delle analogie o dei pattern comuni?

Luca: Beh sì e anche molte direi. Prima della corsa ho praticato per molti anni sia calcio che calcio a cinque, per poi passare alla corsa in montagna: tutte queste attività per quanto possano sembrare lontane dal nostro lavoro hanno molti fili conduttori.
Tralasciando tutta la parte tecnica sia degli sport che dell’informatica, queste attività sportive aiutano ad approcciare il lavoro e le relazioni con colleghi o clienti in un modo diverso.
Provo a portare degli esempi: il fatto che il calcio sia un gioco di squadra e nella maggior parte dei nostri progetti siamo divisi in team porta ad una serie di comportamenti che – calati nelle situazioni specifiche – sono però molto simili. La squadra di calcio si allena e prepara ogni singolo allenamento per vincere la partita successiva: più partite riesce a vincere, più è facile riesca a conquistare il campionato di categoria. Lo stesso per un team di lavoro: si impegna a concludere le user stories concordate per il termine dello sprint in modo da avvicinarsi al suo obiettivo; sprint dopo sprint, il team ad un certo punto arriverà a raggiungerlo, sarà come aver vinto il campionato. Nel nostro lavoro non sempre l’obiettivo finale si può dire finito: il software ha costantemente bisogno di lavoro o rivisitazioni perché il business cambia o ci sono fattori esterni che ne determinano il cambiamento, però la metafora del team accomuna sia calcio che lavoro.
Altra cosa importante che mi ha insegnato il calcio, è il fatto che quando si vince, si vince insieme, ma anche quando si perde, si perde insieme. È inutile puntare il dito su una persona o su un gruppo di persone: siamo un team nella buona e nella cattiva sorte, se l’obiettivo non viene raggiunto tutti ne siamo responsabili.
Ora però passiamo alla corsa, maestra di vita: una cosa che ho imparato facendo trail è che qualsiasi gara è un viaggio, un viaggio lungo n chilometri, che ogni volta mi insegna qualcosa di nuovo che mi porto durante il resto delle mie giornate.
Un progetto software è anch’esso un viaggio, dove tra alti e bassi l’obiettivo di tutti è arrivare al termine nel miglior modo e nel minor tempo possibile. Come tutti i viaggi la destinazione è importante, ma ciò che resta davvero è il viaggio, le difficoltà incontrate e la forza per affrontarle e superarle, ogni progetto ha un suo viaggio e ogni progetto ci aiuta a crescere ed ad imparare cose nuove.
Un’altra cosa che mi ha insegnato la corsa è che i limiti sono solo delle asticelle che ci diamo, sono un obiettivo che possiamo raggiungere e superare solamente con il lavoro quotidiano. Nella vita lavorativa aiuta a spingersi verso progetti sfidanti oppure ad uscire dalla propria zona di comfort per arrivare dove credevamo fosse impossibile.

Questi due sport inoltre mi hanno aiutato molto anche a livello personale, a credere molto di più in me di quanto pensassi, a capire che se ho un obiettivo e mi impegno per il suo raggiungimento, nulla è impossibile, un po’ di follia ogni tanto e tanta determinazione mi aiuteranno sempre e mi porteranno sulla retta via.

Un giorno lessi questa citazione: “credi alla bellezza dei tuoi sogni e loro ti apparterranno”. Anche se da piccolo il mio sogno (come forse avrai capito) era diventare un calciatore professionista, come il 90% dei bambini, crescendo ho capito che forse i miei sogni andavano rivisti e che andavano verso un’altra direzione. Tutte le attività extra lavorative che ho fatto mi hanno aiutato a migliorare sia personalmente che lavorativamente, e nel mio piccolo pian piano i miei sogni si stanno realizzando anche grazie a tutto quello che mi hanno insegnato queste attività.

Bah che dire, avrei ancora molte altre cose da raccontare sui legami tra gli sport che pratico o ho praticato, ma mi fermo qui per ora Fosco. 🙂

Lorenzo: Sono molto soddisfatto delle riflessioni che emergono da questo tipo di interviste. Le trovo un ottimo modo per raccontarsi e tirar fuori considerazione che vanno oltre le nostre tematiche “quotidiane”. Grazie per le belle parole Puppo! Direi che possiamo concludere qui la nostra chiacchierata, è stato un piacere!

Luca: Grazie mille a te Fosco, è sempre un piacere confrontarsi con altre persone sui propri pensieri. Aiuta a renderli più forti o a metterli in dubbio per migliorarli e di conseguenza migliorarsi.

Grazie ancora per il supporto che mi hai dato in fase di onboarding, la tua figura nel primo periodo mi è stata di grande supporto per integrarmi e capire al meglio come muovermi. Con il senno di poi, un tutor di onboarding come te è il migliore che potessi avere!