Un caffè con …Luca Ferri

Francesco: Lavorare in un’azienda remota significa anche impegnarsi a creare momenti di aggregazione che permettano di conoscere i propri colleghi, non solo per le loro hard skill e il valore che portano grazie al loro lavoro, ma anche per altri aspetti, come il loro background e gli hobby. Con questo spirito mi accingo a prendere un caffè con Luca Ferri.

Ciao Luca!

Luca: Ciao Francesco!

Francesco: Mi sono reso conto che non abbiamo mai collaborato attivamente sullo stesso progetto. Vorrei approfittare di questo caffè virtuale per conoscerti un po’ meglio. Di cosa ti occupi in Flowing e qual è il tuo background?

Luca: Mi occupo di sviluppo backend principalmente in PHP su Symfony ed è più o meno quello che faccio da diversi anni (più di dieci, meglio non dire quanti di più e mantenere una parvenza di giovinezza 🙂 ); in passato mi sono occupato anche di sviluppo full-stack finché non ho sviluppato un’allergia al frontend.

Inoltre – potrei anche sbagliarmi – credo che incidentalmente abbiamo già lavorato insieme parecchio tempo fa. Quando ero un libero professionista mi sono occupato dello sviluppo delle API di Taskomat e mi sembra di ricordare che in qualche modo fossi coinvolto anche tu.

Francesco: Non ti sbagli affatto, ho dato una mano ad uno dei due founder per quanto riguarda la parte frontend qualche anno fa, mi stupisce sempre quanto il mondo sia piccolo. La domanda sull’allergia frontend però sorge spontanea, come e quando è nata?

Luca: Ho iniziato a “sconfinare” sul frontend ai tempi in cui ero un libero professionista, più che altro per necessità, partendo da AngularJs per poi proseguire con le versioni successive basate su Typescript. È un modo totalmente diverso di sviluppare rispetto a PHP ed inizialmente era anche piuttosto piacevole e appassionante. I problemi, e quindi l’allergia, sono iniziati quando sono arrivate le prime segnalazioni dei clienti del tipo “su IE non mi funziona questo pulsante” o “su Chrome di 10 versioni fa questa cosa si vede male”, ecc…

In sostanza direi che il problema non è tanto lo sviluppo frontend in sé quanto piuttosto i mille problemi di compatibilità con le varie combinazioni di sistemi operativi e browser che ho dovuto affrontare.

Francesco: Ti capisco benissimo, però devo anche dire che ormai questo problema è molto molto più limitato. Quindi potresti sfruttare qualche momento della Flowing Academy per ributtarti nel fantastico mondo del frontend! Invece del Luca non programmatore cosa mi dici? 

Luca: Beh, che dire… Il Luca non programmatore rimane comunque davanti ad uno schermo a divorare serie tv o immerso in qualche videogioco. Ovviamente stando fermo in casa per la maggior parte del tempo, quando possibile cerco di tenermi in forma andando in palestra e, nelle giornate più soleggiate, uscendo in bici o facendo trekking nell’entroterra marchigiano.

Potremmo riassumere dicendo che ho questa doppia personalità che alterna hobby prettamente nerd a passioni all’aria aperta, “perfectly balanced” (cit.)

Francesco: Visto che anche io adoro i videogame, domanda a bruciapelo: videogame preferito?

Luca: Domanda complicata… Diciamo che adoro i giochi di ruolo e tra questi ho adorato la saga di Baldur’s Gate, ma molto probabilmente perché è stato anche uno dei primi titoli di questo genere con cui ho giocato. Ultimamente invece, sempre per rimanere sui classici, mi sto appassionando alla trilogia di Syberia.

Baldur’s Gate by Beamdog

Francesco: Bellissimo Baldur’s Gate, ci ho proprio rigiocato pochi mesi fa sulla mia fidata Switch. Ma parliamo d’altro! Sei un surfer da ormai un po’ di tempo, sono curioso del tuo parere su Flowing. Cosa ti ha colpito di più?

Luca: Ormai sono un surfer da circa sette mesi e la cosa che più mi ha colpito appena entrato in azienda è il grande spirito di condivisione, che non si limita soltanto alla collaborazione sui progetti ma si estende anche alla governance aziendale a cui tutti possono partecipare. È sicuramente l’aspetto che più mi ha sorpreso, forse perché anche quello che è più in contrasto con il mio background.

Venendo già da un passato da remote worker, davo per scontato che il “lavorare da casa” fosse sinonimo di stare da solo nella propria stanza con le proprie cuffie ed isolarsi dal mondo esterno per concentrarsi. Nel corso dei mesi ho scoperto che in Flowing non è così. Anche se ogni surfer normalmente lavora da solo nella propria casa non ci si sente affatto soli: si fa pair programming spesso, ci si confronta ancora più spesso e ci sono dei momenti della giornata specificatamente creati per fare due chiacchiere, come succederebbe alla macchinetta del caffè in ufficio. In generale direi che ci si sente sempre e comunque parte di un gruppo, e che gruppo!

Francesco: Sono molto contento che hai citato il nostro modo di fare “remote working”, devo dire che provare a rendere le persone “vicine anche da lontano” è una delle cose su cui mettiamo più focus come azienda. Tra i riti e i momenti appositamente dedicati al confronto, qual è quello che ti ha sorpreso di più?

Luca: Come primo impatto quello che mi ha sicuramente sorpreso di più è stato il rito di governo. Non avevo mai visto nella mia vita lavorativa precedente una open governance di questo tipo. Solitamente è una persona o un gruppo di persone che prendono tutte le decisioni e poi le comunicano ai dipendenti, mentre in Flowing ogni surfer ha la possibilità di partecipare alla discussione ed esprimere la propria opinione sulle attività ancora prima che venga presa una decisione definitiva. Questo permette di non essere soltanto uno spettatore passivo di quello che viene deciso, dà ad ognuno la possibilità di partecipare e dare il proprio contributo. Potremmo definirlo un qualcosa di simile alle agorà dell’antica Grecia.

Francesco: Mi piace davvero l’analogia della governance con le agorà, ma soprattutto il suo collegamento con il far sentire le persone vicine. Era un aspetto sul quale non avevo mai riflettuto e devo dire che il tuo punto di vista mi ha fatto scattare un click! Ti ringrazio molto di questo “caffè” preso insieme a me.

Luca: Grazie mille a te Francesco! Al prossimo caffè insieme, magari prossima volta dal vivo!